venerdì 14 settembre 2018

right before battle

Così sono passati tre anni da quando ho messo piede qui dentro per la prima volta; è strano guardarsi indietro e ripensare alla solitudine, all'imbranataggine (still there, by the way), all'inesperienza, e sapere che fra meno di tre ore si starà discutendo il ventitreesimo esame, l'ultimo prima della laurea.
E' strano, ma non è davvero cambiato molto; imbranata sono imbranata, inesperta lo sono (soltanto un po' di meno), sola… be', no, se non nei momenti degli esami importanti, quelli in cui vorrei non esserlo.
Io non lo so (e non lo sapevo prima) che cosa sto diventando, in cosa ripongo le mie speranze e dove risiedono i miei progetti, perché essere a un passo dalla laurea era una cosa a cui non ho mai pensato - non realmente. Certo, ci avevo fantasticato sopra, ma quei sogni a occhi aperti erano alla stregua delle illusioni romantiche che hanno accompagnato la mia adolescenza. Il pezzo di carta l'ho perseguito a testa bassa, un occhio al prossimo esame e un altro sulla media, ho rinunciato a lottare per un voto più alto e rifiutato di arrendermi ad uno basso, ma senza mai realizzare sul serio che questo momento prima o poi sarebbe arrivato.
Ho imparato tantissime cose, la maggior parte sulla chimica, qualcosa su come si sta al mondo, eppure quelle che mi hanno cambiata più profondamente sono le seconde. 
Non ho smesso di avere l'ansia - è poi vero che i giovani d'oggi ne hanno al livello di un ricoverato al manicomio negli anni cinquanta? -, però ho imparato a dominarla, a comprenderla, a patteggiare con lei un'ora in più di sonno o una palpitazione in meno.
Qui, in questo luogo protetto che probabilmente non riflette le difficoltà della vita "dopo". Ma sono sempre stata fragile nei rapporti con le persone, così dura a sentirmi al mio posto, che di un minimo scudo per sopravvivere serena ho bisogno. E' per questo che la mia nostalgia sta in quel posto e in quel tempo in cui ero piccola e piena di difetti, ma avevo stabilito un contatto sincero con le persone e mi sentivo, a modo mio, al sicuro.
Mi guardo indietro e penso anche a quello che ho perso, come le cose a cui decidi di rinunciare quando porti un carico troppo pesante sulla schiena, e le cose pesanti di cui mi sono fatta invece carico a prescindere da tutto, perché infinitamente preziose.
Non so dove sto andando a parare con questo melenso discorso sul passato e sulla vita… è che sono passati tre anni, ed è così strano guardarsi indietro.

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