lunedì 11 giugno 2018

volta la carta

Ho deciso di scrivere questo post anche se sono in ritardo mostruoso con lo studio perché mi sento abbastanza ispirata, e perché penso che possa farmi bene.
Negli ultimi giorni sto vivendo degli alti e bassi che - spero - mi stanno portando a crescere ancora.
Ho recentemente commesso l'errore che mi ero ripromessa di non fare, mi sono sentita arrivata mentre ero solo accecata dall'impossibilità di osservarmi con occhio lucido.

Venerdì ho rivisto dopo tanto tempo la mia migliore amica, eravamo sole e abbiamo avuto la possibilità di parlare come non facevamo da mesi. Viene fuori che farsi mettere sotto al microscopio è difficile e fa sentire vulnerabili, ma forse è la cosa migliore che ci possa succedere.
Il fatto di essere osservata da fuori mi ha fatto capire di dover correggere il tiro su molti aspetti della mia personalità, fra i quali l'incapacità di condividere problemi e responsabilità con persone che amo, il fatto di non parlare di qualcosa solo perché penso che non sia un problema altrui (cosa che però mi porta ad avere problemi con gli altri), il rapporto morboso che ho con i miei genitori, l'impressione che do di essere aggressiva mentre in realtà passo tutto il mio tempo a cercare di non dire stronzate o cose che potrebbero ferire gli altri.
Invece di sentirmi un patetico mucchio di problemi, pare mentali e disastri emozionali mi sono sentita meglio; condividere, e sapere che dopotutto non sono comunque il peggio che la generazione e l'ansia abbiano partorito (nei secoli dei secoli amen) mi ha riportata coi piedi per terra e mi ha fatto capire che posso sbagliare, e che va bene lo stesso così.
Che la vita non è un dramma di proporzioni epiche.
Ho sempre avuto un debole per il melodrammatico, ma non mi ero mai accorta che avevo permesso che pervadesse il mio modo di vivere e di pensare.
Quindi, se è vero che ci sono aspetti della mia vita da cui non mi posso slegare e che conterranno per sempre un germe di puro panico e follia, è anche altrettanto vero che dovrei prendere in mano tutto quello che posso e - più importante - farmi aiutare.
Farmi aiutare. Dirlo non è difficile, e nemmeno pensare di farlo, ma quando sabato ho provato a farlo ho pianto tipo per un'ora, paralizzata dalla paura di fare allontanare da me la persona con cui stavo parlando.
E invece quel pianto è stato catartico, e miracolosamente nessuno è andato via, e banalmente io sono ancora viva, e sono ancora qui, e sono ancora in ritardo con la sessione.
Perciò, anche se non sono sicura di quale sia il senso di tutto ciò, me lo scrivo lo stesso, e magari domani se sono ancora viva me lo rileggo e cerco di capire che vuol dire.
O magari no, perché non servirà e il tempo avrà rimesso tutto in prospettiva.
Comunque sia, buone vacanze a tutti...

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