domenica 7 maggio 2017

the great beyond

Oggi mi sono alzata alle otto e mezza, ho fatto colazione col gatto in grembo, mi sono vestita per andare a correre e sono andata al parco dietro casa.
Mi sono sentita: figa, impacciata, osservata, in osservazione. C'era un sacco di gente col cane appresso, per esempio un tipo che correva piano continuando a guardarsi alle spalle verso il suo pelosone bianco, poi c'era un tipo che portava al guinzaglio una salsiccia con le zampe, e una signora anziana con un cagnolino zoppo.
Alcuni si conoscevano, e si parlavano mentre io provavo a fare gli addominali. Un tipo mi ha osservata mentre saltellavo sul posto. L'ho guardato anche io per accertarmi che mi stesse fissando, poi ho abbassato lo sguardo, lui no. La cosa non mi ha fatto sentire in nessun modo particolare.
Poi ho ripreso a correre, ma mi facevano male i piedi perché portavo delle scarpe con la suola rigida, allora ho camminato. A un certo punto ho fatto uno scatto - clat clat clat clat clat clat clat - e il tizio davanti a me si è girato mentre io bruciavo quei cinquanta metri che sono riuscita a fare prima di non farcela più.
Il sole era caldo, ma a tratti coperto da grossi cumuli grigi.
Dopo trenta minuti sono tornata a casa, mi sono toccata il viso, scottava da morire ed ero praticamente fucsia. Ho fatto altri addominali poco convinti, e poi un sacco di stretching.
Sono stata al computer per un po', studicchiando, poi ho pranzato e sono uscita.
Ho incontrato per la prima volta una ragazza che ho conosciuto sei anni fa tramite il vecchio blog, abbiamo camminato tantissimo, parlato tantissimo, scattato fotografie, sorriso un sacco. E' stato bello, ed è stato come non mi sarei mai immaginata che potesse essere quando anni fa ci siamo scambiate le prime mail (nota a margine: sono appena andata a riguardare quelle mail ed erano davvero parecchio imbarazzanti).

Comunque, non è strano? Ho speso diciassette righe a bofonchiare di una mattinata atona, e soltanto cinque per parlare di un pomeriggio fantastico.
Forse perché sono talmente stanca che mi si addice di più un tono esausto, non troppo emozionale; forse perché i bei ricordi vanno custoditi gelosamente. Forse perché parlare di qualcosa di inessenziale è più importante che farlo a proposito di qualcosa che verrà senz'altro ricordato lo stesso.

E' sera, e starei sveglia ancora per ore. A scrivere, leggere, ascoltare musica.
A prendere una sbronza di insonnia di quelle che la mattina dopo ti rifiuteresti di uscire dal letto.
A pensare pensieri sconnessi.
A non pensare per niente.

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