lunedì 24 aprile 2017

frantumaglia

Questa parola l'ho letta sui libri di Elena Ferrante, e in realtà lei la usa per indicare qualcosa di diverso da quello che voglio intendere io. Per lei è una sensazione di malessere diffuso, inspiegabile, frammentato - insiemi di cose che ti fanno star male e cose che nell'insieme ti fanno star male.
Io invece volevo suggerire un'idea di dispersione, frammenti, osservazioni sparse, ma non necessariamente in senso negativo. Soltanto: cose.

7. Ho letto Illuminae in tre giorni, mi è piaciuto infinitamente. All'inizio ho diffidato della struttura che sembrava il mostro di Frankenstein - disegni, pagine nere con testo bianco, espedienti visivi - ma poi me ne sono innamorata, anche perché ha fugato completamente la mia impressione che tutto ciò contribuisse a renderlo un libro infantile o superficiale. Istinto letterario, ti ringrazio. Una delle mie migliori decisioni, senz'altro, anche se mi è costata parecchie ore di sonno.
13. Ultimamente non trovo un filo conduttore nella mia vita. Non so se sia un male, so però che mi risulta difficile collegare le cose fra loro - di qui anche la sensazione di dispersione. Esempio.
Sto tornando a casa quasi tutti i finesettimana, lunghe ore di autobus, attese, spostamenti, luce che cola molto lentamente. Ecco, il tempo si è fatto melassa, perché è da un po' che non seguo una routine definita, faccio cose nuove o strane che tendono le ore come se fossero elastici o gomme da masticare prive di punto di rottura. Non ho una direzione definita, è come se dal mio centro si dipanassero radialmente sentieri che non so percorrere fino in fondo: l'università, la mia città, gli incontri con le persone, la lettura, l'organizzazione.
Mi sento abbastanza straniata - di nuovo, non penso sia del tutto sgradevole, ma mi piacerebbe ritrovare il mio centro di gravità.
1. Sto leggendo moltissimo, del tipo un libro ogni tre giorni, ed è una cosa che adoro ma che contribuisce anche a dilatare i secondi come se minuscole particelle di pensiero ci sgomitassero dentro. Certe volte ci provo pure apposta: nel tentativo di non farmi scorrere la vita addosso in lunghe settimane di avanti veloce, cerco di concentrarmi per fissare i momenti - adesso sto guardando l'interno del 20, osservo le luci che descrivono brevi archi come lancette impazzite sui contachilometri, adesso sento la mia schiena curva, i muscoli in tensione, la durezza gentile dei tasti sotto la parte meno morbida dei polpastrelli, i capelli sul collo, la stoffa sulla pancia, i minuti che si muovono l e n t a m e n t e.
So che l'ho già detto, ma mi piacerebbe sottolineare che è una sensazione stranissima.
5. Mi ripropongo in continuazione di provare ad essere una persona migliore, e fallisco in continuazione. Sono un po' prigioniera di certi schemi mentali che mi rendono la socializzazione facile, ma credo di star facendo un torto a me stessa e di stare anche alimentando una brutta abitudine. Non mi arrendo, insisterò.
2. Devo scrivere tre interventi per una recita scolastica (non ce la faccio proprio a staccarmi dal liceo), ed è insieme meraviglioso e terrificante, perché non mi sento mai all'altezza di queste cose, delle cose in generale, ed è faticoso ma anche bellissimo. Utile. Crescere è un processo che ho sempre considerato doloroso - non il dolore acuto della fitta, ma quello sordo di una pelle che contiene leggermente di più di quanto potrebbe e si tende come il proverbiale elastico di cui sopra - ma senza rompersi.

Proverò a ricostruire la mia strada, ma spero che questa larga deviazione mi sia utile.

PS: mi manca tenere il blog regolarmente.

venerdì 14 aprile 2017

compass

A volte penso che sarei una persona migliore se stessi lontano dalla gente.
Perché sono la debole vittima di un sistema di appartenenza sociale, e devo pur pisciare più lontano del prossimo per marcare il mio territorio assieme al mio branco; eppure vedo così chiaramente che la persona che sto deridendo potrei essere io.
Ultimamente non è proprio un buon momento per me. E' come se non avessi una bussola in grado di guidarmi come si deve, mi sento fallibile, sento di incespicare, non riesco a seguire le stelle, continuo a perdermi sulla strada per il mio obiettivo, perdo tempo, perdo pezzi, perdo me stessa.
Non sto nemmeno affogando: galleggio. E non mi muovo, non so da dove cominciare, non so nuotare, e non so nemmeno se mi va di farlo. Perché no? Non lo so. Perché richiede sudore ed impegno? Perché sono stanca? Perché continuo a sbagliare, sbagliare, sbagliare? Perché non mi sento all'altezza? Perché continuo a pensare che il momento propizio arriverà più in là?
Tutte queste cose, e anche: nessuna di queste cose, e anche: alcune di queste cose.
Non sono motivi validi.
Ma sono motivi.
E io sono in cerca della mia bussola.