martedì 14 febbraio 2017

of slow rebirth

A febbraio è troppo presto per avvertire i primi sintomi di una pur precoce primavera, però io li sento lo stesso. Sarà che sono sintomi miei, personali, di ritmi impercettibilmente cambiati da abitudini lunghe di anni, comunque li sento.
Tanto per cominciare, spuntano timidi raggi di sole: un esame andato bene, rivedo D dopo tre lunghissime logoranti settimane di lontananza, piccole cose si aggiustano; faccio una bella cosa per mia madre, risolvo faccende mediche e altre commissioni.
Oggi (che poi per voi è domani, perché in realtà ieri mi sono dimenticata di postare ma volevo restare fedele alla tradizione e ho programmato il post perché risultasse scritto in tempo) per la prima volta sono tornata a Roma senza soffrirne più di tanto. Certo è vero che tanto comunque domani sera riparto, però quando sono arrivata c'era ancora un po' di sole, ho riconosciuto un sacco di strade, sono scesa e c'era odore di persone, alberi e cose che sono stati esposti ad una bella giornata; c'era la bella giornata in sé; e ho capito che per me è dura affezionarmi ad un posto, ci metto un sacco di tempo, la prima casa ci ha messo diciannove anni a riscattarsi, la città dove vivo ora mi è stata antipatica almeno per dieci, Roma per me non è Roma ma un po' di macchine, un po' di parcheggi, qualche palazzo e i monumenti, cose che si spostano sullo stesso stretto reticolo di strade per adattarsi a quello che vedo. Invece oggi Roma era Roma perché quel po' di macchine, di parcheggi, palazzi e monumenti non stavano più chiusi dentro ai confini della mia visione ma erano fuori dalla mia testa, erano un posto esistente, a sé, in cui tornare, e nonostante l'astio durato più di un anno in fin dei conti erano un bel posto in cui tornare.
La sessione invernale è uno strano luogo del tempo in cui rinascere (o cominciare a farlo); è come un concepimento, perché per nascere sul serio e fare le cose che vorresti devi aspettare i primi di marzo o anche di più.
Comunque, anche quest'anno stare sotto esame mi ha aiutata a stendere una wish-list mentale di cose meravigliose che voglio assolutamente fare (la lista dello scorso anno ve la siete persa perché l'avevo scritta ma non pubblicata. Dommage!, eh?): (le cose sono in ordine sparso)
-prendere il sole, iniziare una dieta più sana e continuare a fare ginnastica, però più seriamente. Le gambe e il sedere vanno già meglio, ma il mio vero obiettivo è togliere quella pancetta odiosa che si dispone in tre allegri rotoli quando mi siedo. L'inverno è okay perché tutti gli strati di vestiti mascherano la cosa, ma è anche non-okay perché occhio non vede, cuore non duole e mente non si motiva a fare sport.
-usare il regalo di Natale che mi ha fatto Myosotis: una tela bianca e tre colori acrilici, azzurro, nero e argento. Ho evitato finora perché ho ricevuto precise istruzioni di farlo a mente vuota e rilassata prendendomi il tempo necessario (e ascoltando buona musica), e anche perché non ho uno straccio di idea e non considero promettente imbrattare senza uno scopo una tela come primo esperimento pittorico.
-indossare gonne e sandali. Il che significa che dovrò comprarli, prima.
-dare ripetizioni (penso soprattutto d'estate. Rimandati a settembre, venite a me!).
-andare al mare fuori stagione. D studia sulla costa, quindi un giorno lo rapisco e andiamo per forza.
-rimettermi a scrivere. E' urgente rimettermi a scrivere. Ultimamente quasi ogni cosa che guardo mi sussurra frasi e storie e mi fa sentire in colpa.
-leggere come un porco. Ho una pila di libri che mi arriva alla coscia, credo, e intendo attaccarla e demolirla entro giugno. Ci sono anche un sacco di libri in lingua, perché non voglio perderci la mano.
-imparare il tedesco. Questa è più a lungo termine ma ugualmente interessante.
-stare più spesso all'aperto. Voglio il cielo sopra la testa. In generale, voglio uscire di più.
-entro l'estate voglio guidare talmente bene da far stare tranquilli i miei nel lasciarmi la macchina.
-se possibile, voglio dare tre esami nella sessione estiva, così a settembre ne do uno solo e il resto del tempo mi gratto. Yeee!
-andare in vacanza (!) con D (!!!).
Per il momento auguratemi buona fortuna, perché domani (dopodomani) ho l'esame di Analisi II. Go, girl!

sabato 4 febbraio 2017

fai del bene e dillo

Io ho un principio - forse non è tanto importante da essere definito tale, e comunque non so se derivi da precetti che mi sono stati inculcati o da convinzioni che ho maturato da me, ma al di là di queste congetture il punto è: fai del bene e dimenticatelo.
Ho sempre agito così: faccio una cosa positiva, una buona azione, e ne sono felice lì per lì, poi cerco di evitare di raccontarla o di crogiolarmi troppo nel senso di benessere e di autostima che la cosa mi dà. Lo faccio perché temo di scadere in un'autocelebrazione ridicola e inutile - dato che in teoria fare delle buone azioni non dovrebbe essere una tantum ma una cosa il più frequente possibile.
Oggi però riflettevo, non ricordo bene su cosa (e questo, signori e signore, è colpa delle cinque ore che ho passato a schematizzare il libro di chimica organica in inglese), e mi è venuto in mente che sì, per certi versi fare buone azioni e dimenticarsene è una politica corretta che ottiene i risultati a cui mira, ma d'altronde forse non è del tutto giusta.
E se - ho cominciato a pensare - e se invece parlare delle proprie buone azioni invece di renderci idioti autocompiaciuti riuscisse a scatenare una scintilla di competitività positiva? E se io vi dicessi: bene, oggi ho fatto una gentilezza a una signora sull'autobus (che non è vero perché ho fatto la barbona puzzolente dentro casa, ma il punto non è quello), vi farebbe almeno in minima parte pensare "potrei farlo anche io" oppure "non immaginavo che una cavolata tanto poco dispendiosa facesse stare tanto bene", o magari "il resto del caffè che ho pagato con cinque euro la prossima volta lo regalo al senzatetto fuori dal bar"?
Se la risposta a queste domande è sì, allora mi pare che sia proprio il momento giusto per iniziare a fare meno i modesti.
In giro si sentono quasi sempre notizie tristi, di violenza, cattiveria, soprusi, incidenti... fare una buona azione per il gusto di farlo sarebbe una botta di karma positivo, una nota felice nella giornata di chiunque sia coinvolto, quindi perché no?
In ogni caso, la morale di questo post non è tanto 'fai del bene e dillo', anche se vi invito a farlo, quanto più 'se puoi, fai del bene, fallo come ti pare, a testa in giù, col muso lungo, mentre pensi ad altro, per i motivi sbagliati se vuoi, ma fallo'.
Siamo esseri umani, abbiamo tutti bisogno di aiuto prima o poi, e le cose belle e poetiche come l'amore fine a se stesso e la generosità disinteressata sono fra le meraviglie più grandi della nostra specie.
Fai del bene.
E dillo.