sabato 14 gennaio 2017

aequilibrium

L'anno è cominciato molto bene per me: sto leggendo molto, studio il giusto per ottenere (quelli che spero saranno) buoni risultati, in famiglia, in amore e in amicizia va tutto bene, mi sento produttiva e, sebbene possa ancora migliorare sotto gli aspetti "attività fisica" e "alimentazione", questo 2017 si prospetta molto migliore del 2016.
In questi momenti in cui sono così serena mi tornano in mente certi periodi della mia adolescenza, in cui accarezzavo e repellevo assieme l'idea di una vita solitaria, adulta, tormentata. Non sono né sola né tormentata, e non mi dispiace per niente, invece adulta in teoria lo dovrei essere, ed è qui che casca l'asino.
Per me essere adulti vuol dire essere indipendenti e capaci, e non so se sono né l'uno né l'altro. Non che abbia fisicamente bisogno che qualcuno si occupi di me ma, tanto per cominciare, non ho un lavoro e non so quando ne avrò uno. Ovviamente è normale, alla mia età, col fatto che studio e i miei si possono permettere di mantenermi economicamente, e non è che guardi con occhio particolarmente desideroso la prospettiva di occuparmi da sola di portare a casa il pane.
Però, proprio com'è stato per la patente, mi sento come se avessi bisogno di un piano di salvataggio; forse non ho bisogno della patente o di guidare l'auto per il momento perché c'è chi lo fa per me, ma non posso e non voglio non saper guidare nell'eventualità di una necessità stringente. Allo stesso modo: d'accordo, i miei mi passano i soldi per vivere, e comunque sto studiando quindi non è che abbia tutto questo tempo per lavorare, quindi non lo faccio; eppure questa impossibilità mi fa sentire scoperta, come se dessi la schiena a un burrone che non so quanto sia distante, e bastasse una spinta, un passo falso, un giramento di testa, per cadere. Questo, per l'indipendenza; quanto alla capacità, be', ci sto provando. Sto provando a imparare a fare delle cose, sto studiando per avere un lavoro specialistico un domani, eppure mi sento molto più bambina di quanto anni fa pensassi che mi sarei sentita oggi. Cercherò, ovviamente, di lavorare su questi due fattori quest'anno, sperando che sia prolifico come gli ultimi mesi del 2016.
Come ho imparato, quasi tutta la crescita più costruttiva passa per il dolore e la difficoltà, ma io non ho paura. Ho cominciato a considerare questi due come i miei migliori amici, nei momenti in cui ho bisogno di una crisi - un'opportunità per ricominciare, rialzarmi più forte di prima.

PS: buffo come gli esami di Analisi Matematica mi accompagnino sempre in questo percorso di crescita.

Nessun commento:

Posta un commento