martedì 24 gennaio 2017

è troppo tardi per essere tristi

Non vedi, ecco che gennaio già finisce, ecco che la gente muore sotto una slavina, di freddo, di stenti, ecco che i bambini restano orfani, ecco che le bare vengono interrate. Non vedi che ieri era già troppo tardi? Tardi per essere felici, si dovrebbe cambiare subito, cambiare prima, dovresti già gioire, non vedi com'è tardi?

Sono abruzzese, ma sono anche privilegiata: studio a Roma, il terremoto non l'ho sentito - non stavolta, almeno - e quando sono tornata a casa la luce c'era ancora e non è andata via più. Di neve c'erano trenta centimetri e la casa su in una frazione, mezza sepolta, non la vedo dai primi del mese.
Sono abruzzese e sono privilegiata: posso assistere con sconcerto al dolore e alla paura, e posso sentirmi in colpa.
La mia regione, che non ho mai particolarmente amato, giace in ginocchio, prostrata già da quasi sei mesi dalle scosse senza fine. Se ho paura? Sì e no. Ma certo che ho paura di morire, di perdere le persone che amo. Io sono felice, viva, amata, non voglio smettere di esserlo. Allo stesso tempo, seduta in una stanza luminosa e comoda, come potrei avere paura di morire? Ho fatto tutto quello che dovevo, sono stata felice e lo sono ancora. È strano. Non so se ci sono parole per descrivere apocalissi come questa, non so se voglio che ce ne siano.
Soltanto: la morte ci dice che è urgente amare. È urgente amare. È urgente amare.
È già troppo tardi per essere felici.

sabato 14 gennaio 2017

aequilibrium

L'anno è cominciato molto bene per me: sto leggendo molto, studio il giusto per ottenere (quelli che spero saranno) buoni risultati, in famiglia, in amore e in amicizia va tutto bene, mi sento produttiva e, sebbene possa ancora migliorare sotto gli aspetti "attività fisica" e "alimentazione", questo 2017 si prospetta molto migliore del 2016.
In questi momenti in cui sono così serena mi tornano in mente certi periodi della mia adolescenza, in cui accarezzavo e repellevo assieme l'idea di una vita solitaria, adulta, tormentata. Non sono né sola né tormentata, e non mi dispiace per niente, invece adulta in teoria lo dovrei essere, ed è qui che casca l'asino.
Per me essere adulti vuol dire essere indipendenti e capaci, e non so se sono né l'uno né l'altro. Non che abbia fisicamente bisogno che qualcuno si occupi di me ma, tanto per cominciare, non ho un lavoro e non so quando ne avrò uno. Ovviamente è normale, alla mia età, col fatto che studio e i miei si possono permettere di mantenermi economicamente, e non è che guardi con occhio particolarmente desideroso la prospettiva di occuparmi da sola di portare a casa il pane.
Però, proprio com'è stato per la patente, mi sento come se avessi bisogno di un piano di salvataggio; forse non ho bisogno della patente o di guidare l'auto per il momento perché c'è chi lo fa per me, ma non posso e non voglio non saper guidare nell'eventualità di una necessità stringente. Allo stesso modo: d'accordo, i miei mi passano i soldi per vivere, e comunque sto studiando quindi non è che abbia tutto questo tempo per lavorare, quindi non lo faccio; eppure questa impossibilità mi fa sentire scoperta, come se dessi la schiena a un burrone che non so quanto sia distante, e bastasse una spinta, un passo falso, un giramento di testa, per cadere. Questo, per l'indipendenza; quanto alla capacità, be', ci sto provando. Sto provando a imparare a fare delle cose, sto studiando per avere un lavoro specialistico un domani, eppure mi sento molto più bambina di quanto anni fa pensassi che mi sarei sentita oggi. Cercherò, ovviamente, di lavorare su questi due fattori quest'anno, sperando che sia prolifico come gli ultimi mesi del 2016.
Come ho imparato, quasi tutta la crescita più costruttiva passa per il dolore e la difficoltà, ma io non ho paura. Ho cominciato a considerare questi due come i miei migliori amici, nei momenti in cui ho bisogno di una crisi - un'opportunità per ricominciare, rialzarmi più forte di prima.

PS: buffo come gli esami di Analisi Matematica mi accompagnino sempre in questo percorso di crescita.

mercoledì 4 gennaio 2017

make love

"Oggi vi voglio parlare d'amore. Non del sentimento, forse ne sapete già abbastanza fra esperienze vostre, libri, film e quant'altro; no, vi voglio parlare del sesso con la persona che si ama.
Ve ne parlo perché, personalmente, l'ho vissuto per tutta la vita adolescente (quindi il momento di massima follia ormonale) come un tabù, una cosa da fare in segreto, di cui vergognarsi e di cui non parlare in pubblico e nemmeno in privato. Se anche voi siete cresciuti così, con una sensazione di inadeguatezza ed errore, vergogna, senza nemmeno osare rilassarvi se in televisione c'era una scena di sesso a cui anche i vostri genitori stavano assistendo, senza voler confessare nemmeno sotto tortura che vi masturbavate (soprattutto le ragazze), allora potete immaginare come ci si senta a liberarsi di questo tormento interiore.
Non sto dicendo che ne parlo con i miei genitori o con la prima persona incontrata per strada, e anche scriverne su questo blog per me è strano, perché nonostante tutto pochi mesi fa non l'avrei fatto, e se qualcuno dei miei parenti (le divinità eventuali me ne scampino) leggesse queste parole mi vergognerei da morire, però l'oggetto dell'imbarazzo è diverso adesso. Non è il sesso in quanto tale, adesso provo semplicemente pudore per le mie esperienze personali e non vorrei che qualcuno con cui non mi sento di parlarne mi leggesse. Voi lettori siete un'altra storia, ammesso che si possa parlare al plurale; non a caso la terapia si fa con perfetti sconosciuti, cullati dalla sensazione che non saremo giudicati duramente, o se non altro, se fossimo giudicati, potremmo infischiarcene senza conseguenze di sorta.
Ad ogni modo, venendo al punto: fare l'amore è bellissimo. Non è imbarazzante, non c'è da vergognarsi, non è peccato (spero che chiunque ve lo dica venga più o meno bonariamente fulminato). Con la persona giusta, anche il corpo più sgraziato diventa bello, filtrato da uno sguardo di desiderio e d'amore.
Nel mio caso è stato fondamentale incontrare una persona che mi facesse sentire stupenda, che aspettasse che mi sentissi a mio agio (se fate parte di quell'altra fetta di giovani uomini e donne che vedono il sesso come una cosa da fare assolutamente, a scapito delle proprie ritrosie e dei propri disagi, per affermarsi all'interno del proprio gruppo o della società in generale, anche qui c'è qualcosa di sbagliato e vi consiglio di rivedere le vostre priorità), a cui potessi dire "aspetta, mi fa male, così sto scomoda" senza timore; che conoscessi a sufficienza per parlargli liberamente delle mie paturnie e che me ne liberasse per farmi stare bene (e non per arrivare alla quarta base); che mi facesse stare tranquilla con le precauzioni.
Anche così, fare l'amore non è soltanto quello, non è una posizione, non si riassume nelle impacciate prime volte. Fare l'amore diventa un gioco di seduzioni, di emozioni, di carezze. Fare l'amore ti fa sentire pieno di luce e di calore, sia fisicamente che emozionalmente, ti fa stare bene per un sacco di motivi - strettamente scientifici e ormonali, ma anche psicologici.
Se lo si desidera, è qualcosa che vale la pena fare, milioni di volte.
Vorrei aver avuto prima questa consapevolezza, forse mi avrebbe aiutata a placare le irrequietezze, forse parlarne liberamente con le persone giuste mi avrebbe rassicurata e avrebbe messo una fine alle interminabili fantasie su come sarebbe stato, mi avrebbe fatto sentire meno spaventata, più tranquilla, cose che mi sono mancate per tutta l'adolescenza.
Non vi sto scrivendo queste cose semplicemente perché sappiate che il sesso è bello, lo avrete sicuramente già capito; ve lo dico perché, se provaste a parlarne con un amico o con la persona con cui vorreste farlo, si trasformerebbe da rito di passaggio tipo salto nel buio ad un'escursione nella natura alla luce del sole. E' solo che penso che tutti, prima di farlo, siano sprovveduti o pieni di erronee convinzioni suggerite da porno o da impacciate lezioni di educazione sessuale o giornaletti osé e quant'altro. Niente di tutto ciò può rispondere a domande specifiche o dare un'onesta visione d'insieme, e niente può rendere l'amore migliore di quanto non lo sia, ma arrivarci "preparati" nella misura in cui la teoria di qualcosa ti può preparare è sicuramente un toccasana.
Soprattutto per piccoli psicopatici ansiosi come me."

Serenity, blog, 17.11.2006