mercoledì 23 novembre 2016

skip one

Come molti di voi (non) avranno notato, ho saltato una settimana. Dommage.
Quando riesco a fare sport non studio, quando studio non riesco ad aggiornare il blog... limiti umani. Comunque tenere il bullet journal mi ha confermato una cosa su di me che sapevo già: sono molto organizzata, e quando mi organizzo bene rendo ancora meglio.
Ad ogni modo, tutto procede per il meglio, e sono molto serena.
Sono stata per la prima volta in laboratorio! Ne ho adorato ogni secondo - aggiungi i reagenti, sii precisa, osserva i risultati, scrivi tutto come se fossi un vero scienziato, e soprattutto usa cose pericolose come acidi concentrati e becco Bunsen - perché in tutti noi c'è un seme di giocosa distruttività, anche se non lo si coltiva.
Anyway, l'altra sera ho fatto una riflessione che volevo condividere.
Io, in quanto artista, non scrivo per comunicare.
Mi spiego: tanto per cominciare, non sono una vera artista. I veri artisti per me lavorano a tempo pieno, e non mi riferisco alla produzione, ma allo sguardo con cui uno si allena a guardare il mondo. Io mi ritengo un'artista amatoriale, una che quando può prova a vedere la bellezza, ma quando non ho tempo mi perdo in un bicchier d'acqua. Seconda cosa, anche se fossi davvero un'artista, l'espressione che ho usato potrebbe far pensare che io mi identifichi in una categoria che condivide il mio pensiero. Assolutamente no. Infatti, sono convinta che la quasi totalità dei veri artisti - o anche di quelli come me - scriva proprio per comunicare.
Invece no, a me è sopraggiunta questa illuminazione. Io metto al mondo dei messaggi in bottiglia per il semplice gusto di sapere che là fuori, nell'universo, esiste il mio messaggio in bottiglia, esiste un pezzo di me che ho sezionato e poi modellato con cura e cucito ai bordi al preciso scopo di esistere e basta, e perpetuarsi nei secoli.
A me non serve condividere le cose o i sentimenti - farlo rende completa e più bella l'esperienza, certo, ma non è fondamentale. Le cose esistono perché esistono, non perché qualcuno le percepisce.
Un tempo tenevo il blog perché volevo sapere che da qualche parte esistevano tutti i miei ricordi. Non importava che non fossi più, un giorno, fisicamente in grado di rievocare quello di cui avevo scritto, purché ci fosse, in qualche dove, il ricordo stesso e la traccia che esso mi aveva lasciato.
Trovo sollevante sapere, quando le cose muoiono o finiscono, che ci sono state, che hanno reso il mondo bello con la loro esistenza, che non smetteranno mai di esistere - forse questo romanticismo deriva dalla mia incrollabile fede in quello che mi dicevano i libri quand'ero bambina...
Immagino un universo, una dimensione ulteriore, in cui ogni oggetto e ogni pensiero e ogni ricordo e ogni storia e ogni fatto sono avvenuti, sono stati raccontati, ricordati, pensati e usati, esistono insomma, e questo lenisce la mia anima.
E' anche per questo che tendo ad accumulare fotografie e tracce scritte di me. Affermo a me stessa che esisto, e questo per me è sufficiente.
Non sono interessata a trovare negli altri o dare loro conferme di ciò che un umano può provare, io voglio solo esistere, con l'intensità di un grande sole che brucia al suo stesso fuoco, con ogni mio singolo atomo che non smetterà mai di vagare per il mondo - anche dopo la fine di tutto, solo la bellezza e la perfezione avranno senso compiuto.
Nessun tramonto può salvare la vita di un uomo, ma nessuna morte può spegnere il sole.

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