sabato 1 ottobre 2016

buoni propositi

Ho iniziato a tenere una sorta di diario-agenda*, ed è solo la prima settimana quindi è ancora tutto carino e coccoloso e non ci sono ancora errori e tutto quanto.
Fra i miei buoni propositi c'è l'idea di aggiornare il blog una volta a settimana.
In realtà ho molta, moltissima voglia di scrivere, ma credo di averci perso un po' la mano; è da tanto che non aggiorno il blog.
Non che io abbia dimenticato come si faccia... però.
Tornare a scrivere qui è molto, molto strano. Mi sento come se stessi cercando di riempire un bicchiere vecchio e sporco, e quello che non riesco a capire è di che tipo di sporcizia si tratti: se i graffi sul vetro e il calcare della lavastoviglie, oppure un fondo appiccicoso di aranciata.
Il punto è, credo, che non sia corretto buttare il bicchiere, o 'romperlo accidentalmente' per poter comprare un bicchiere nuovo, o lamentarmi che sia sporco.
Perché non sono nemmeno sicura che si tratti di un bicchiere.
No, anzi, sono sicurissima che il bicchiere non sia una metafora efficace della mia identità.
Lo era, ma ora non ne sono più certa.
La verità è che tendo a lavare i miei bicchieri, e a romperli 'accidentalmente', e la mia vita è una lunga storia di vetri infranti e cristalleria messa da parte.
Non che ci sia qualcosa di male in questo (una volta mi hanno detto "Neanche gli altri hanno la minima idea di cosa stiano facendo", e io ho sempre fatto del mio meglio, quindi non mi voglio rimproverare sul mio passato), però c'è una parte di me che pensa che se continuo in questo modo - alla ricerca del servizio perfetto - allora la mia storia non sarà stata niente.
Dimenticare o seppellire tutto quello che fa male... be', funziona. Ma chi è che non resta mai sveglio la notte a rivedere nella testa tutti gli errori che ha commesso?
E io comincio a chiedermi se 'la cosa migliore in quel momento' fosse anche 'la cosa migliore a lungo termine'. Perché, se lo fosse stata, davvero mi ritroverei a chiedermi se mi sentirei più felice se avessi agito diversamente?
Forse mi sarebbe successo comunque e farsi questo tipo di domande è sintomatico della personalità, e non della situazione.
E ammetto onestamente che certi bicchieri si sono rotti non solo involontariamente, ma anche proprio contro ogni mia volontà e ogni mio sforzo.
Soltanto che... non so. Forse il momento in cui è subentrata una sorta di stanchezza è coinciso col momento in cui ho allentato la presa. O forse quella stessa stanchezza mi ha impedito di tentare un recupero in extremis.
D'altra parte un comportamento diverso potrebbe essersi concluso con un memoriale di bicchieri scheggiati e luridi, e un assortimento freudiano che la direbbe lunga su di me proprio come la scia di distruzione che mi lascio alle spalle lo fa nel mondo reale.
Il punto di tutto questo panegirico al momento mi sfugge; quello che volevo dire è che mi terrò questo bicchiere perché ci ho bevuto benissimo per tanto tempo, e perché è il mio bicchiere, e perché la mia identità non è affatto un bicchiere ma è, forse, la somma di tutto quello che ho bevuto in vita mia. Quindi addio lavastoviglie. O detersivo per i piatti. O quello che è.
E bentornata città di carta.

*si chiama bullet journal, nella fattispecie, e ve lo consiglio. Cercate spiegazioni da gente più brava o più motivata di me.

Nessun commento:

Posta un commento