giovedì 27 ottobre 2016

bilan

Da quando tengo il bullet journal, ho:
-fatto ginnastica più regolarmente
-fatto cose che mi piacevano più spesso, perché mi piace riempire il monthly log
-fatto tutte le cose importanti che mi ero prefissata, e anche alcune di quelle meno importanti
-tenuto traccia delle mie abitudini, degli avvenimenti e delle ore di sonno
Il problema è che ho studiato pochissimo, e questa è una cosa a cui devo assolutamente porre presto rimedio, perché sto a Roma apposta per quello. In più, spero di riuscire ad evitare i casini dello scorso anno con lo studio matto e disperatissimo sotto sessione.
Devo dire che quest'anno sta procedendo meglio dello scorso: mi sento più completa e più riposata, mi sono fatta degli amici, non sono del tutto sfiduciata e sprovveduta.
Sto iniziando a capire meglio molte cose e mi sento (un po') cresciuta, pronta a fare nuove esperienze, abbracciare ulteriori cambiamenti.
I prossimi obiettivi (quelli per novembre, diciamo) sono:
-dare ripetizioni, se trovo qualcuno che ne voglia
-studiare di più, e organizzarmi meglio per farlo
-leggere molto di più - Le Benevole non ingrana, ma posso farcela
-disegnare di più
-passare meno tempo a cazzeggiare, e molto meno tempo su facebook
-continuare a fare le cose positive che ho iniziato a fare
-scrivere sul blog di cose più interessanti
-smettere di rimandare.

So che questo post è semplicemente un elenco di cose poco interessanti: dalla prossima volta cercherò di dare un taglio più interessante a quello che scrivo, e di prendermi più tempo per farlo (datemi 48 ore invece di 24 e conquisterò il mondo).
Quando si dice che il tempo è prezioso... non l'avevo mai capito prima, non come lo capisco adesso. Se avessi più tempo potrei davvero fare qualunque cosa, ma la verità è che il tempo ce l'ho, devo solo sfruttarlo meglio (ed è quello che voglio fare).
Amo la vita sempre di più.
Se tu che mi stai leggendo hai bisogno di fare pace con la vita, sappi che esiste sempre una possibilità di riscattarsi. A D dico sempre (forse l'ho già scritto): "Grazie per avermi dato un'opportunità, quella sera. Non è molto, ma di che altro si ha mai bisogno se non di quello?"

sabato 22 ottobre 2016

la prima scelta

Stavo pensando che molte delle persone più importanti della mia vita (e altre che promettono bene) non sono state la mia prima scelta.
Myosotis l'ho conosciuta nel 2013 perché ho scoperto che voleva candidarsi come rappresentante d'istituto e le ho proposto di fare una lista con me. La prima volta che siamo uscite c'erano altre due sue amiche e abbiamo parlato (più che altro ne parlarono loro) di sesso e depilazione inguinale, cosa che mi lasciò non poco traumatizzata, da verginella puritana quale ero allora.
Da quel momento, per mesi, parlammo sporadicamente. Poi io entrai nel giornale della scuola - lei ci scriveva già su - e lei venne a fotografare il mio saggio di teatro di fine anno, mangiammo qualche volta assieme, e un annetto e mezzo fa BOOM, lei era diventata la mia migliore amica e io la sua.
Il fatto è che io non l'avevo previsto, non l'avevo desiderato, pensavo che le mie migliori amiche dell'epoca fossero le uniche persone che avrei mai voluto far avvicinare così tanto a me, soprattutto ero convinta di non avere tempo e modo di coltivare un'altra amicizia ugualmente significativa. Alla fine, venne fuori che ce la facevo benissimo. Di più: quando si è vista la parte peggiore di me le altre se ne sono andate, mentre lei è rimasta, e mi ha aiutata a rimettere insieme i pezzi.
E' anche grazie a lei se oggi sono felice.
D. l'ho conosciuto il giorno dopo quello in cui sarei dovuta uscire col mio ex per... già, perché? Parlarci? Tornarci insieme? Non lo so perché lui, per fortuna, non si presentò.
Comunque, io ero ancora presa da lui.
Invece è successo D, e per fortuna, e ancora oggi gli ripeto, a volte, che quella prima sera fu uno dei molti modi in cui mi ha cambiato la vita in meglio.
D non sarebbe stato la mia prima scelta nemmeno perché un mese e mezzo dopo averlo conosciuto mi sarei trasferita a Roma, ma lui è entrato nella mia vita portandomi tutto quello di cui avevo bisogno e perfino più di quanto sperassi, quindi l'ho lasciato entrare, e quella dev'essere stata la decisione migliore della mia vita, credo, perché lui è ancora accanto a me, come e più del primo giorno.
Poi c'è Beps, che è una delle mie due coinquiline. All'inizio mi rivedevo di più nell'altra, cercavo il suo appoggio, la guardavo con ammirazione, e invece è finita che ho legato di più con Beps e ne sono felice. Ci sono persone con cui ti trovi bene e il tempo passa, oltre che in fretta, lasciandoti con la voglia di trascorrercene dell'altro immediatamente. Lei è una di quelle.
Infine c'è E, che ho conosciuto totalmente per caso un giorno di ottobre a lezione, e che - mea culpa - ho sottovalutato, pensando di non avere molto in comune con lei perché non avevo mai provato a parlarci sul serio. Mi sono dovuta ricredere, di corsa e in grande misura, ma ne sono molto felice. E' la prima volta dallo scorso anno in cui non mi sento sola a lezione.

Mi piace pensare di essere uno scienziato, e di non credere nel destino o nelle coincidenze, ma purtroppo (?) sono anche una gran romantica, quindi credo che la metterò così: io non so se le persone che non sono la mia prima scelta siano destinate ad insinuarsi comunque nella mia vita per renderla migliore, ma so che in passato è già successo, quindi chissà... dopotutto, in quanto donna di scienza, non posso fare altro che osservare criticamente quello che succede.

domenica 16 ottobre 2016

bucket list

La sera mi rende malinconica. Forse sono proprio un tipo tendenzialmente malinconico, o forse è l'altra faccia della medaglia. Tipo: è felice tutto il giorno, bene. Quando finisce c'è bisogno di un po' di varietà.
Magari, dunque, la sera non è il momento migliore per esternare, dato che rischio di contaminare la mia serenità con qualunque creatura e sensazione appartengano al dominio della notte.
Però lo faccio lo stesso, perché sono anche cocciuta e mi piace fare le cose quando decido di farle.
Da qualche settimana sono piena di ottimi propositi, e stranamente riesco a tenere il passo con tutti; faccio un sacco di cose belle, mi tengo allenata, imparo a cucinare, faccio nuove esperienze e tutto.
Per esempio, ho intenzione di cominciare a dare ripetizioni.

Questo va un po' a discapito dello studio, ma non è mancanza di tempo, è mancanza di buona volontà. In teoria quando si sceglie un percorso universitario si dovrebbe amare moltissimo quello che si studia, e questa passione dovrebbe bastare per essere la forza trainante che dirige le giornate di una persona.
In pratica, è molto più complicato di così. Il cammino verso la conoscenza è costellato di sforzi e fatica, ad ogni angolo c'è un imprevisto da affrontare, e vedere la strada che si srotola dietro e davanti a te - molta più dietro che davanti - non fa che aumentare, e volte, il senso di stanchezza.
Però cerco di vedere ogni giorno come un'opportunità, e comunque aggiungo alla lista di cose da fare questa settimana: impegnarmi di più.
Basta detestare lo sforzo a breve termine: bisogna che mi rimetta in carreggiata e inizi a studiare volta per volta e a tenere il passo delle cose, anche se non sembra darmi molta soddisfazione.
Voglio farlo, per essere una di quelle persone realizzate a tutto tondo.

Altro proposito: essere una persona un po' migliore ogni giorno. Vorrei prendermi del tempo per imparare a riconoscere me stessa - settimane o mesi per abituarmi alla mia presenza silenziosa, sprofondare in me stessa, smetterla di astrarmi, capire chi voglio essere.
Ovviamente questo non posso farlo, ma posso sempre smetterla di fare cose per le quali mi detesto un momento dopo averle fatte.

Ho deciso che scriverò soltanto cose belle. Quelle brutte sono di due tipi: troppo stupide da ricordare e troppo importanti per essere dimenticate. E se, prima o poi, mi capitasse di scordare anche le ultime, ne sarei comunque felice; di dispiaceri ce ne sono sempre di nuovi (sembra scontato), mentre le cose belle sono rare e preziose.
Devo sistemare questo pensiero: nessuno splendido tramonto potrà illuminare di nuova vita il volto di un assassinato; ma nemmeno nessuna bomba riuscirà a cancellare una nuova alba.
Questo per dire che il dolore esiste e non può essere cancellato nemmeno da tutta la bellezza del mondo... ma per fortuna è vero anche il contrario.

Detto questo, penso di aver fatto la mia parte nell'arricchire il compendio mondiale delle stucchevoli stronzate scritte prima di andare a dormire, per cui vi lascio.
Buonanotte.

PS: se state pensando di voler morire, o se odiate voi stessi, vi prego, non fatelo. La vita è una continua opportunità, e di cos'altro si ha mai bisogno se non di un'opportunità?

giovedì 13 ottobre 2016

week two - buoni propositi per il nuovo anno

Leggermente in ritardo sulla tabella di marcia, eccomi qua. Avrei dovuto scrivere un post venerdì, che avevo tempo, invece non ho voluto ed ora ho imparato la lezione. Non so se scriverò un nuovo post questa settimana, dipende dal senso che ipoteticamente avrebbe. Ho deciso che non mi comporterò come facevo anni fa quando tenevo il primo blog - e cioè che scrivevo ossessivamente e mi facevo prendere dall'ansia se non raggiungevo un certo numero di post al mese. Indi, il primo proposito della mia vita da bullet journalist è fallito. Causa potente raffreddamento, la scorsa settimana non ho nemmeno fatto sport, ma la ritengo una scusa sufficientemente valida. Ad ogni modo, entro fine gennaio o al massimo fine febbraio vorrei raggiungere l'obiettivo di perdere 4 kg. Non dirò quanto peso adesso perché questo blog non deve riguardare quello e non voglio passare per fissata, anoressica o che, semplicemente ora come ora non sono al massimo della salute e la cosa non mi piace.
Il resto invece procede bene: a lezione seguo, nel pomeriggio copio gli appunti e sto leggendo molto. Quanto a scrivere, colorare e disegnare, lo faccio molto poco, ma in questo non c'è niente di anomalo.
Di martedì ho incontrato Lily (ciao Lily :3), che ho conosciuto su internet anni fa - tramite il vecchio blog o forse EFP - scoprendo quanto abitassimo assurdamente vicine ma incontrandola solo ora che frequentiamo università nella stessa città.
Il prossimo step suppongo sia incontrare Chère, prima o poi. (Ciao Chère :3).
Questo fine settimana i saluti per tornare a Roma sono stati a dir poco strazianti. D non verrà praticamente più a trovarmi, e questo oltre a farmelo mandare come se fosse un mio stesso arto mi lascerà piena di nostalgia di casa e iperconsapevole della mia solitudine. Non c'è nemmeno Miss Schrö, perché l'abbiamo fatta sterilizzare fuori città ed ora è dai genitori della coinquilina. (Miss Schrö è la nostra fatta.)
Okay, ammetto di stare dicendo un sacco di banalità, specie perché non rendono neanche un po' l'idea di tutto lo stress e le cose che ho avuto da fare... ma va bene anche così. Come se qui non fosse che un angolino accogliente.
Per il resto, ho sempre un sacco di cose in pentola. Non riesco a fermare i pensieri e non voglio farlo.
Di cose belle ne scriverò non appena le penserò - stavolta non mi lascerò ingannare dal "voglio postare sempre di sabato".
Nota: questo post sarà pubblicato non appena avrò internet - ossia probabilmente venerdì - ma è stato scritto lunedì sera.
Hasta la vista!!!

sabato 1 ottobre 2016

buoni propositi

Ho iniziato a tenere una sorta di diario-agenda*, ed è solo la prima settimana quindi è ancora tutto carino e coccoloso e non ci sono ancora errori e tutto quanto.
Fra i miei buoni propositi c'è l'idea di aggiornare il blog una volta a settimana.
In realtà ho molta, moltissima voglia di scrivere, ma credo di averci perso un po' la mano; è da tanto che non aggiorno il blog.
Non che io abbia dimenticato come si faccia... però.
Tornare a scrivere qui è molto, molto strano. Mi sento come se stessi cercando di riempire un bicchiere vecchio e sporco, e quello che non riesco a capire è di che tipo di sporcizia si tratti: se i graffi sul vetro e il calcare della lavastoviglie, oppure un fondo appiccicoso di aranciata.
Il punto è, credo, che non sia corretto buttare il bicchiere, o 'romperlo accidentalmente' per poter comprare un bicchiere nuovo, o lamentarmi che sia sporco.
Perché non sono nemmeno sicura che si tratti di un bicchiere.
No, anzi, sono sicurissima che il bicchiere non sia una metafora efficace della mia identità.
Lo era, ma ora non ne sono più certa.
La verità è che tendo a lavare i miei bicchieri, e a romperli 'accidentalmente', e la mia vita è una lunga storia di vetri infranti e cristalleria messa da parte.
Non che ci sia qualcosa di male in questo (una volta mi hanno detto "Neanche gli altri hanno la minima idea di cosa stiano facendo", e io ho sempre fatto del mio meglio, quindi non mi voglio rimproverare sul mio passato), però c'è una parte di me che pensa che se continuo in questo modo - alla ricerca del servizio perfetto - allora la mia storia non sarà stata niente.
Dimenticare o seppellire tutto quello che fa male... be', funziona. Ma chi è che non resta mai sveglio la notte a rivedere nella testa tutti gli errori che ha commesso?
E io comincio a chiedermi se 'la cosa migliore in quel momento' fosse anche 'la cosa migliore a lungo termine'. Perché, se lo fosse stata, davvero mi ritroverei a chiedermi se mi sentirei più felice se avessi agito diversamente?
Forse mi sarebbe successo comunque e farsi questo tipo di domande è sintomatico della personalità, e non della situazione.
E ammetto onestamente che certi bicchieri si sono rotti non solo involontariamente, ma anche proprio contro ogni mia volontà e ogni mio sforzo.
Soltanto che... non so. Forse il momento in cui è subentrata una sorta di stanchezza è coinciso col momento in cui ho allentato la presa. O forse quella stessa stanchezza mi ha impedito di tentare un recupero in extremis.
D'altra parte un comportamento diverso potrebbe essersi concluso con un memoriale di bicchieri scheggiati e luridi, e un assortimento freudiano che la direbbe lunga su di me proprio come la scia di distruzione che mi lascio alle spalle lo fa nel mondo reale.
Il punto di tutto questo panegirico al momento mi sfugge; quello che volevo dire è che mi terrò questo bicchiere perché ci ho bevuto benissimo per tanto tempo, e perché è il mio bicchiere, e perché la mia identità non è affatto un bicchiere ma è, forse, la somma di tutto quello che ho bevuto in vita mia. Quindi addio lavastoviglie. O detersivo per i piatti. O quello che è.
E bentornata città di carta.

*si chiama bullet journal, nella fattispecie, e ve lo consiglio. Cercate spiegazioni da gente più brava o più motivata di me.