mercoledì 12 novembre 2014

su di me, con una premessa

Il quinto è una cosa terribile. Tutti ti ricordano che hai gli esami, e il '96 in particolare sembra la cavia da laboratorio del Ministero dell'Istruzione; devi mantenere una media alta (per i crediti e in vista della maturità e perché sei sempre andata tanto bene e non è il momento di lasciarsi andare); passi il tuo tempo a studiare e ad angosciarti per l'università (specialmente se ti serve una borsa di studio o passare un test d'ingresso o entrambe).
Il quinto è una cosa terribile, il quinto di una persona ambiziosa è fottutamente terribile e il quinto di una persona ambiziosa con le turbe psichiche è un'atrocità fottutamente terribile.
Altre cose random che dovreste sapere visto che aggiorno il blog meno frequentemente di quanto mi tagli i capelli (non è vero, ma rende l'idea):
1. Il quattro dicembre parto per Praga, everybody say yeah * dite tutti yeah;
2. Ho un'ottima media. A parte il 6 e mezzo a educazione fisica, non ho voti sotto l'otto e mezzo. Venerdì scorso abbiamo fatto il compito di inglese, simulazione di seconda prova. Mi ero scordata il dizionario, unica su diciotto persone. Okay. Il testo non si capiva. Ansia. Consegno all'una; siccome la prof ha la pessima abitudine di iniziare a leggere subito i compiti di chi consegna, chiedo di andare in bagno. Rientro. Mi chiama alla cattedra (oh porco Giove, che cazzo c'ho scritto?) e mi dice che non ha nulla da correggere, mi mette dieci lì su due piedi e inizia a blaterare che ho un dono e mi chiede se è così anche per francese e spagnolo e dice che devo prendere il CAE e capisce (male) che prenderò Mediazione all'università.
Botta di autostima livello cinquecento.
Comunque. Non era nemmeno questo, quello che volevo dire nelle premessa.
Quello che volevo dire: non ho tempo per aggiornare il blog. Ho tipo due promemoria sul telefono con almeno dieci argomenti, ma o non ho tempo o ne faccio passare talmente tanto che le sigle assurde che mi appunto non hanno più senso.
Il post di oggi è sulla felicità. Accontentatevi.

Giovedì scorso sono stata a Recanati, a casa di Leopardi (quello che scrive non mi ispira particolarmente, ma ehi!, memoria eidetica, 8400 libri letti solo a casa sua, idee fighe!). Avevamo una guida spettacolare (ciao Francesco *-*), e a un certo punto ci ha chiesto: "Qual è lo scopo della vita?", "Essere felice", "Quanto felice?", "Schifosamente felice!", "Lo siete?".
Erano tutti 'meh', oppure sardonici, o proprio tristi immagino, e poi c'ero io, sull'orlo delle lacrime di commozione e 'sì, sono felice'.
Perché sono felice? Perché tutto mi va schifosamente bene?
No. Anzi.
Lui mi manca e c'è un'altra parte della mia vita che mi fa venire voglia di smettere di pensare, ma è proprio per questo che la consapevolezza di essere felice è più bella.
Mi sento felice, grata di essere viva, del fatto che il più delle volte ciò che mostro rispecchia ciò che sono, sono grata dei miei amici, grata di quello che so e quello che ottengo.
Non si tratta neanche delle possibilità del futuro (un'altra cosa di cui sono grata è di avere questo presente, prima di dover affrontare il 'dopo'), e nemmeno di un accontentarsi ("Eh, sì, ho gli amici, fammi accontentare di loro - anche se volevo pure un fidanzato e tremila euro, va'"). E' proprio che sono tanto fortunata ed essere infelice mi pare stupido. Ho una sola vita, e sento tutte le mie emozioni ad un livello che mi fa sentire sempre al massimo (nel male e nel bene), e sono felice di essere felice, sono felice di me stessa e per me stessa, sono serena per la prima volta da anni, e tutto il resto è un di più.