venerdì 5 settembre 2014

una serie di melensi cliché

Una volta un ragazzo mi ha detto che non poteva essere l'unica ragione della mia felicità. Mi ha detto che lui aveva imparato ad essere felice di se stesso, o sarebbe rimasto per sempre malato, in un certo senso.
Non ricordo bene la mia reazione, dev'essere stata una cosa molto complicata, un misto fra 'sì-lo-so', 'ma-che-posso-farci-se-ora-mi-rendi-felice-tu', 'se-mai-ci-lasciassimo-imparerei' (quest'ultima cosa sempre per la serie "attento a cosa desideri").
Alla fine ci siamo lasciati e io ho imparato.
È diverso, ovviamente. Prima, mi sentivo come se fossi perennemente leggerissima, perennemente in volo, e gioiosa e basta, e anche completa.
Adesso mi sento come se mi mancasse qualcosa, ma penso anche 'però cazzo, tutto il resto è wow'.
Perché è davvero wow. Faccio cose e vedo persone e dico stronzate e mangio cornetti e il mondo è un posto davvero bello.
Mi viene in mente che la storia non è da considerarsi come un periodo di pace inframmezzato da guerre, ma piuttosto il contrario - e la vita, la vita non è da considerarsi un soggiorno rilevante, costituito da gioie che intervallano gli attimi tristi.
In realtà la vita non ha uno scopo, è come i dieci minuti di pubblicità fra un tempo e l'altro di un film, e magari la pubblicità parla delle emorroidi o dei pannolini e il film è una lunga riflessione metaforica sull'amore, per cui che cazzo di pubblicità mandano le emittenti televisive?
Anche se poi le pubblicità uno scopo ce l'avrebbero, mentre secondo me la vita no, non è pensata per farti comprare ProctoSoll o i Pampers insomma, il che rende la mia metafora alquanto fallimentare.
Quello che voglio dire è che non ci sono ricompense per un certo tipo di condotta: non sempre facendo le cose giuste possiamo essere felici, non sempre comportandoci come ci si aspetta veniamo premiati da buona salute per noi e tutti i nostri cari.
Abbiamo un tempo limitato, e quasi certamente sarà più colmo di cose brutte o irrilevanti che di cose che ci piacciano. Perciò, nella misura in cui mi è dato scegliere, decido di essere felice.
Forse ho passato talmente tanto tempo a ripetermelo negli ultimi tempi che me ne sono davvero convinta.
Ho fatto il salto di qualità, ho interiorizzato.
E prima, be', prima c'era la ragazzina che aveva un bisogno talmente disperato di amore che questo toglieva aria per respirare e tempo per maturare all'idea che l'amore sia una cosa a parte rispetto alla felicità. Che mentre aspetto di amare, posso allenarmi a essere felice.
Che se ho mezz'ora di tempo prima di un appuntamento, posso passarla a guardare il cielo o prendendo un ginseng (così magari poi posso descrivere la sfumatura di turchese che aveva il firmamento, o il sapore del caffè).
Altre cose sull'amore.
Quest'anno la nostra professoressa di italiano -che detesto, ma non dirò perché e per come in questa sede dato che rischio di passare per complottista- ci ha portati a un incontro con un autore. Mentre lo ascoltavo parlare, capivo che era importante, anche se non sapevo ancora bene come o perché. Ricordo di aver pensato che quella era una cosa buona che quella donna mi ha dato, e odio doverle essere riconoscente per questo.
Lo scrittore ha detto: i ragazzi non dovrebbero guardare all'amore come allo scopo della vita (vero).*
Ha detto: non so se la vita ha cambiato la mia scrittura o la scrittura ha cambiato la mia vita.
So che ho divagato, ma mi sembrava importante. Adesso veniamo all'asterisco, che poi sarebbe il vero punto della faccenda.
*L'amore non è lo scopo della vita, ma ne è il senso. Capite la differenza? È sottile.
Uno deve sempre avere qualcuno che ha timore di non poter più stringere se lo perde di vista troppo a lungo. Uno deve sempre essere grato di avere qualcuno che lo conosce e capisce il suo umorismo e a cui può raccontare la sua giornata. Uno deve sempre avere quell'amico sveglio all'una di notte a sentirlo piangere e dire 'è ignobile, non ti merita'. Uno deve sempre essere quella persona.
E ci sono molti tipi di amore.
Per rendere la vita un bel posto, bisogna amare molto, amare forte.
(Ho tipo la sensazione che nella seconda metà del post la qualità sia calata in modo impressionante, perdonatemi. Stanotte ho fatto le due per finire di leggere un bellissimo libro. A proposito, lascio che a chiudere ben più saggiamente sia lui.)

C'est une belle vie * è una bella vita.

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