mercoledì 24 settembre 2014

hamartia

Jobs parlerebbe di questa storia come di 'unire i puntini'. Nel mio caso, tre.
Il primo puntino: ho letto Colpa delle stelle (no, non sto per parlare del film, che no, non mi è piaciuto) per la prima volta più di due anni fa. Da all'ora l'ho riletto, e riletto, e comprato in inglese, e riletto in inglese. Uno dei miei concetti preferiti* è quello dell'imperfezione fatale, l'hamartia.
Il secondo puntino: quando, circa tre mesi fa, ho aperto il primo blog associato a questo indirizzo web, non avevo ancora idea di quale fosse la mia hamartia. Essere prigioniera di un amore che era anche la mia condanna? Essere prigioniera del tempo, che avrebbe guarito le nobili ferite sentimentali che mi sono state inflitte?
Non lo sapevo e quel blog era un aborto, per cui mi sono affrettata a rimuoverlo dalla rete e ho aspettato.
In quanto aspirante scrittrice, però, so che il germe di un'idea** nasce molto prima che uno sia pronto a scriverne; e so anche che esistono cose di cui siamo intimamente consapevoli anche se non sappiamo dare loro un nome.
Il terzo puntino: sono sempre stata abbastanza sveglia.
Ho imparato a leggere a quattro anni. Sono sempre stata la più brava della classe.*** Mi hanno proposto di studiare per un anno all'estero. Mi hanno chiesto se volevo fare due anni in uno.****
Ma c'è un ma.
Non ho un vero punto di forza. Non ho una passione, una materia che mi piaccia studiare più di qualunque altra (a dire la verità, studiare non mi piace, punto), un periodo storico o una corrente letteraria o una lingua né niente in cui io riesca meglio che in qualunque altra cosa. O, se c'è, non è necessariamente una cosa che mi piaccia più delle altre.
Per questo ho sempre fatto fatica ad operare le scelte accademiche (ho deciso che liceo prendere a marzo della terza media, e ancora adesso sto aspettando di essere folgorata da una qualche rivelazione universitaria, perché Biologia mi piace, ma non la preferisco nettamente. Prima di Biologia volevo fare il DAMS. Prima del DAMS volevo fare Matematica. E prima non me lo ricordo).
Non mi sento nemmeno particolarmente brillante, mi sembra tutta una montatura. Okay, prendo voti alti, ma non è che io me li conquisti al prezzo di interminabili pomeriggi di studio o abbia un metodo rigorosissimo o una memoria prodigiosa.
Semplicemente, faccio meno sforzo degli altri, a quanto ho rilevato (il che non mi rende il mio sforzo meno faticoso, però).
A volte mi sembra di essere arrivata al punto in cui sono sulle ali di un'enorme bugia. Prima o poi qualcuno mi guarderà in faccia e dirà: "Ehi, ma questa è una montatura gigantesca. Come hai fatto ad arrivare a questi risultati? Non hai proprio nulla di speciale."
Ma sul concetto di speciale ci torno un'altra volta.

*Altri concetti che adoro sono: il tempo che inghiotte l'ombra di eternità costituita dalla memoria, l'eroismo di chi osserva, l'inutilità del bisogno di essere riconosciuti come speciali.
(Eh sì, John Green è un grandissimo scrittore.)
**Esempio: ho iniziato a scrivere Beasts tipo due anni fa, e l'ho riscritto, e riscritto, e riscritto, e attualmente si trova in un file sulla memoria del mio cellulare.
***Cosa che:
a. Non voglio far pesare a nessuno,
b. Mi è costata molta vita sociale,
c. Non include Musica e Scienze Motorie e Sportive in quanto singole materie.
****E' successo l'anno scorso e non ho voluto fare nessuna delle due cose perché non mi andava di bruciare le tappe, e andare a studiare in America mi sembrava decisamente esagerato per il tipo di famiglia da cui vengo.
Tipo, a mamma sarebbe venuto il crepacuore.

Nessun commento:

Posta un commento