domenica 24 agosto 2014

messaggi subliminali vari ed eventuali

Ho già cercato di postare, prima, ma essendo il post mediocre non sono del tutto dispiaciuta che blogger si sia categoricamente rifiutato di pubblicarlo (nonché di salvare la bozza) (okay, sono decisamente irritata).
Prendendolo come un messaggio subliminale, penso che cambierò il tema del post - anche perché non mi va di riscriverlo uguale*.
A proposito di messaggi subliminali, ieri sera mia zia è tornata da Barcellona** e mi ha riportato un libro sullo zen. C'erano anche aforismi del papa. Allego foto sulle simpatiche considerazioni.



Vabbè, comunque. Del mio rapporto con la religione parleremo un'altra volta.
Per il momento copincollo tante cose belle che ho scritto a proposito delle cose che finiscono - magari se ci sbatto sopra venti volte ogni volta che apro il blog finirò per convincermene.

Tutto finisce. Non se, quando. Le storie d'amore finiscono (anche se l'amore non necessariamente finisce con loro), e se non finiscono da sole finisce la vita. Il tempo che ci è concesso va usato senza guardarne mai la fine.
La felicità è un concetto che non ama i limiti. Per poter sorridere comunque dobbiamo imparare a godere del metre, ignorare il prima e il dopo e, una volta finito, dobbiamo prendere sempre e solo il meglio delle cose.
Perché anche se tutto finisce, tutto esiste. Esiste l'amore ed esistono le esperienze. Non dobbiamo permettere alla paura o al dolore di dire che "tutto" non esiste prima ancora che finisca.
E fa male, male, male come un coltello nelle viscere, e non ha nessun senso, quando soffri non stai lì a meditare su inizi e fini, soffri e basta. Ma devi lasciare che le fini facciano male perché gli inizi facciano bene.
L'alternativa è non sentire mai niente, ma niente è il contrario di tutto, e di vita. 
[Seguono stronzate melense su he-who-must-not-be-named.]

*nel caso foste interessati, il post precedente riguardava le mie avventure col cellulare in caso di backup&ripristino.
**ieri sera avevo una cena per un compleanno. Oltre a subirmi le parole spagnoleggianti borbottate da mia zia al tavolo accanto, davanti a me erano sedute due cugine ricciolute che parlavano di Cina e di come fosse buono il cibo cinese (cosa che era scocciante di per sé dato che quanto a cibo io potevo scegliere fra pesce, che non mangio, e origano, con un po' di pizza sotto. Per quanto riguarda la pizza diciamo che la mangio ma non mi appassiona, e se avessi un'alternativa mangerei quella. Sull'origano: nel duemiladodici sono stata in vacanza in un posto che usava la roba da mangiare come condimento dell'origano stesso. Quindi ho chiuso per sempre con quella spezia satanassa.) e di come fossero carini i monumenti cinesi e di come fosse divertente viaggiare/cazzeggiare senza saper parlare cinese. Se avessi avuto un'auto mia sarei stata tentata di andare all'aeroporto più vicino e prendere un aereo di sola andata verso qualche posto figo.

A proposito di esperienze divertenti, a quanto pare dimostro tredici anni o giù di lì.

Persona: Ma quanti anni hai? (oppure, nel tono che si usa coi poppanti, rivolta all'adulto più vicino:) Quanti anni ha la bambina?
Io/Adulto: Quasi diciotto.
Persona: Oddio mi sento vecchia./Quando avrai quarant'anni ne sarai felice.

Che poi io mi domando: ma perché dovrei esserne felice? Che c'è di male nel dimostrare la propria età, nel crescere, maturare, invecchiare? Vi farò sapere quando avrò quarant'anni, se avrò cambiato idea.


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