martedì 12 settembre 2017

11 buoni motivi per fare ginnastica

1. Dimagrirai. Se sei già magro, ti tonificherai. Se sei già tonico, diventerai forte. Avrai il corpo che hai sempre voluto. Brucerai un sacco di calorie e potrai mangiare tanto.
2. A me piace tantissimo pensare che fra qualche mese (o magari anche anno) sarò in grado di fare cose fichissime, tipo le trazioni alla sbarra, e mi piace anche immaginare un futuro postapocalittico in cui sopravvivo grazie alla mia abilità superiore nel tenere la plank o fare gli sprawls o correre otto chilometri in meno di un'ora.
3. Stancarsi fisicamente aiuta a dormire meglio. Io dormo sempre benissimo dopo una sessione di allenamento massacrante, e stiracchiarsi diventa un piacere supremo.
4. Migliorare la capacità polmonare attraverso esercizi di resistenza nella corsa aumenta l'afflusso di sangue ossigenato all'encefalo, rendendovi (quasi) ipso facto meno scemi di prima.
5. Fortificare il corpo significa affaticarsi di meno nella vita di tutti i giorni, anche per cose apparentemente banali come stare seduti a studiare o lavorare per ore. Oltre all'ovvia marcia in più se fate un lavoro manuale.
6. Fare sport rilascia endorfine, che assieme all'ossitocina e alla serotonina sono gli ormoni della felicità. Personalmente, ho constatato che notare i miei miglioramenti e portare a termine un allenamento mi dà un sacco di soddisfazione. In più sono meno sconfortata in generale di quanto non sarei se sprecassi le giornate col culo sul divano. Just sayin'.
7. Può essere la scusa per passare un po' di tempo all'aperto.
8. Un corpo sano è sempre meraviglioso.
9. Allenarsi aumenta l'autostima e cambia la percezione del proprio corpo. Per la prima volta non vi sentirete una mente che indossa un brutto guanto, ma una macchina perfettamente funzionale che include il vostro corpo e la vostra mente.
10. Le vostre difese immunitarie trarranno grande beneficio dall'esercizio fisico.
11. Fare allenamenti faticosi impegna tutte le energie, comprese quelle che normalmente andrebbero all'overthinking e a tutti i suoi parenti malati.

martedì 5 settembre 2017

estate 2017

Anche quest'estate è volata via, sparita in qualche posto fra 'non vedo l'ora che faccia di nuovo caldo per vestirmi leggera e colorata, imparare il tedesco, guidare, andare in vacanza, vedere di più i miei amici' e 'agosto è agli sgoccioli e non ho fatto granché di quello che mi sarebbe piaciuto'.
Cose belle di quest'estate: mi sono abbronzata, anche se poco; sono andata a trovare Beps per tre giorni a casa sua e ho fatto il bagno in un Tirreno di un azzurro assoluto; mi sono svegliata sempre presto e ho preso un ritmo riposante ed efficace di sonno-veglia; sono stata molto produttiva nello studio - anche se per toppare gli esami c'è sempre tempo e modo; ho iniziato a fare sport abbastanza seriamente e con costanza e i risultati iniziano a vedersi, seppure in minima parte; sono finalmente riuscita a leggere Infinite Jest.
Non mi va di fare una lista delle cose meno belle, perché i traguardi vanno celebrati in quanto tali, perché per arrivare ad altezza 10 è sempre bene mirare ad altezza 20, perché già il solo fatto di fare una lista dei propositi e metterci sopra qualche spunta è soddisfacente.
Cose da fare prossimamente:
- fare altre guide coi miei per persuaderli a lasciarmi la macchina
- sentire il telegiornale quando vado a correre
- studiare volta per volta quando ricominceranno le lezioni
- disegnare
- scrivere
- calligrafia
- leggere tanto
- passeggiare di più
- approcciarmi al tedesco.

Da questo mese sono in camera con Beps. Purtroppo non sono potuta andare ad aiutarla, quindi si è goduta da sola tutta la parte figa (ma anche la fatica) del trasloco.
Non riusciamo mai ad addormentarci ad orari decenti quando ci capita di dormire insieme: prevedo un lungo anno di deficit d'attenzione e di ritmi circadiani completamente a puttane.

mercoledì 26 luglio 2017

hard times

In questa sessione ho dato tre esami, ne ho passati due e ne ho accettato uno soltanto.
Perché? Perché onestamente una materia mi faceva schifo e nell'altra potevo dare molto di più. Perché non sarei chi sono se non pretendessi da me stessa tutto quello che posso ottenere.
Però è difficile comportarsi così, è difficile scegliere di farti definire o da un voto che non pensi ti rifletta davvero o da un fallimento che ti farà perdere tempo.
Due sere fa riflettevo, come sempre dopo una batosta, e mi è venuta in mente una cosa molto, molto importante. Che non penso abbastanza spesso, probabilmente. E sarebbe: che cosa posso imparare da questa esperienza?
E' molto facile abbattersi, autocommiserarsi e perdere il punto della situazione quando si riceve una delusione. E' facile soprattutto quando non si ha una reale cognizione del proprio valore, o la si assimila ai voti e ai successi che di volta in volta si ottengono.
Quando mi sono posta questa domanda, quando non sono riuscita a piangere più di un paio di lacrime di frustrazione, ho capito che sto cambiando - da mesi, forse.
Piano piano si sta facendo strada in me la consapevolezza che io sono quel che sono, e quello che valgo, prima di dare un esame. Che sono quel che sono e quanto valgo a prescindere dall'esame. E questa è una cosa che ho imparato da quest'esperienza.
A settembre sarà dura studiare per quattro esami, ma sono fiduciosa. E lo sono perché, dopotutto, so di essere determinata, capace di ottenere quello che voglio, e di dover solo aggiustare il tiro.
Lo so perché ho percepito un contatto umano (immaginario o reale, chissà) coi professori degli esami che non ho passato. Lo so perché so quello che so.
E lo so perché forse, dopo vent'anni, sto finalmente facendo la conoscenza con me stessa.

Per il resto, mi godo questi pochi giorni di libertà prima di ricominciare a studiare.
Ieri sera ho rimesso a posto la mia camera, liberandomi finalmente delle cianfrusaglie e ridandole un aspetto che mi riflette (leggasi: ho disposto una sfilza di libri più alta di me sopra la libreria).
Stamattina ho letto, mi sono informata su un nuovo programma di allenamento che voglio iniziare, bevuto un sacco di acqua, preparato i volantini per le ripetizioni e scritto a una mia amica per vederla domani.
Non ho programmato tutto quello che farò quest'estate, e certe abitudini (tipo l'ansia sociale di accettare inviti e organizzarmi di conseguenza) sono dure a morire.
Però, però.
Sono tempi duri, ma ne uscirò al mio meglio.

Buone vacanze a tutti i lettori!

giovedì 22 giugno 2017

random memories

Ho nove anni, mio padre è all'ospedale, mia madre si sta prendendo cura di lui. Dopo scuola devo andare dai miei nonni. Non mi piace essere costretta a stare lì, e sono arrabbiata, e non ho fame - un po' per finta e un po' per davvero. Sono quasi sempre sul punto di piangere. A scuola, nessuno sa dell'incidente finché mia madre stessa lo racconta ai colloqui scuola famiglia. Mi chiedono come mai non ne avessi fatto parola. "Sono cose di cui non mi va di parlare." dico. Non ha importanza. Voglio che l'incidente non esista più, voglio che questa sia la mia casa in modi in cui quella vera non può più esserlo, e se non dico niente allora non è vero niente.

Quinta elementare, lezione di sci. Per la prima volta non sono la più brava in qualcosa. Provo una fitta come di aceto caldo, che corrode gli strati delle mie emozioni e ribolle dentro, sgradevolmente. La prendo come una sconfitta.

Prima superiore, dicembre, ho una cotta per un ragazzo più grande. Porto ancora gli occhiali brutti, l'acne puberale si accanisce sul mio viso, i miei capelli sono informi, sono goffa, curva, brutta come un bocciolo di un fiore di campagna, però non m'importa o non me ne accorgo, mi sento carina perché allo specchio vedo la mia anima, dimentico che non è quello che si vede da fuori. Provo a conoscere il ragazzo che mi piace, aspetto il suo arrivo per ore alla festa del cioccolato, perdo anche un autobus, ma non m'importa. Lui è impacciato, mi guarda con un'espressione in parte imbarazzata, in parte inorridita, in parte dispiaciuta. Pochi minuti dopo telefono a mia madre per non dover aspettare due ore il prossimo autobus. Lei mi viene a prendere, stizzita, però non mi fa domande.

Terza superiore, corso di scrittura creativa durante l'autogestione. C'è un ragazzo che fa commenti caustici, disillusi, cinici. Gli rivolgo la parola. Sarà il mio migliore amico a periodi alterni fino al quinto superiore.

Seconda superiore, tarda primavera, cinque del pomeriggio. Il sole dorato mi colpisce sul viso. Ricordo che sono felice, inaspettatamente, che questa luce è gioia, calore e bellezza.

Inverno 2012, dicembre. La neve fuori casa è alta quasi quanto me. Mio padre e mio fratello hanno scavato un sentiero nel candore per andare a prendere la legna, il fuoco scoppietta nel camino. Siamo tutti in vacanza, sta per arrivare il Natale, la luce è gialla, avvolgente, sa di casa. Io e la mamma impastiamo acqua e farina e ammassiamo gnocchi finché non ci fanno male le braccia.

Giugno 2017, Roma. Sono quasi le quattro del pomeriggio, io e Beps siamo uscite per andare a pagare una bolletta e comprare due casse d'acqua. Il calore è intenso e afoso, però all'ombra si sta quasi bene. Vicino al posto dove andiamo a pagare la bolletta sentiamo un cinguettio insistente. Un passerotto caracolla sulle mattonelle del marciapiede - è piccolo, gracile, tiene le ali chiuse e probabilmente non sa volare. Mi chino su di lui, lo carezzo, sento che trema. Allarga un po' le ali, e riesco a vedere le pieghe nella sua pelle e il rosa dove non gli sono ancora cresciute nemmeno le piume. Lui cerca di allontanarsi, le zampine gli rimangono incastrate in una griglia di sfiato del piano interrato. Cerco di sollevarlo delicatamente, lui si agita, lo lascio cadere da venti o trenta centimetri. Il passerotto sembra acciaccato, ma è libero. Zampetta via a fatica, e io lo guardo andare via.

Sto camminando fuori dalla stazione degli autobus, devo andare a prendere la metropolitana. Un uomo siede per terra, chiede un generico 'per favore' a tutti quelli che passano. Estraggo il portafogli, gli cedo tutti i miei spicci. Lo saluto, gli chiedo come sta. Dev'essere una domanda talmente inaspettata che mi risponde soltanto 'grazie'. Me ne vado via, e lui riprende a implorare i passanti.

Sono uscita da teatro, piove, è inverno. Devo avere quindici o sedici anni. Decido di comprare un libro, entro in una libreria, l'occhio verde in copertina attira il mio sguardo.
Reckless. Lo compro, felice, e lo inizio immediatamente mentre mi dirigo verso casa.
Certe luci e certi suoni me lo riporteranno alla mente con insistenza negli anni successivi.

Sto leggendo, quindi salgo sul pulmino senza accorgermi che ho lasciato lo zainetto in classe. Un ragazzino più grande - credo che sia in quinta elementare, mentre io sono in seconda o in terza - nota che non ho nient'altro che il libro con me. Io mi rendo conto di aver dimenticato lo zaino a scuola, spalanco gli occhi, spaventata di tornare indietro e perdere il passaggio. Lui deve capirlo, perché si precipita fuori immediatamente. Dopo qualche minuto è di nuovo lì, mi porge lo zaino.
Questo bambino diventerà una brava persona.

venerdì 2 giugno 2017

whoops

Certe volte mi sembra di stare su una barca con una falla sul fondo, e di passare il tempo a dividermi fra il timone e il cucchiaino con cui ributto l'acqua fuori bordo.
Non è proprio una sensazione spiacevole, anche se alla lunga a volte mi stanco, perché ho scoperto che sono molto più brava a destreggiarmi che a mettere il cucchiaino o il timone in mano a qualcun altro.
Penso di essere la classica maniaca del controllo - mi piace fare cose che potrei delegare per il semplice gusto di farle perfette.
Comunque, se volessimo continuare sulla linea della metafora della barca, e ammettendo che il blog sia una cosa secondaria da controllare, tipo, che so, una gomena, allora si potrebbe anche dire che l'ho lasciata perdere un po' troppo nell'ultimo mese, e che dividere l'attenzione fra timone e falla è già tanto da fare.
Preambolo a parte, che succede nella mia vita? Ho la tosse da una settimana, il che è particolarmente palloso perché: a) è estate e fa caldo, b) ho anche l'allergia e passo il mio tempo a scatarrare e soffiare il naso, c) l'antistaminico mi mette sonno e il mucolitico mi fa schifo, d) ho avuto un saggio di teatro di mezzo e sforzare la voce non ha aiutato la mia gola, e) odio dormire a bocca aperta per poter respirare.
Non vedo l'ora di rimettermi.
La sessione si avvicina, e un paio di giorni fa ho messo a punto il mio classico planning anti-isteria; l'unico problema è che sono leggermente deficiente e mi sono dimenticata che domani non avrò tempo nemmeno per piangere, per cui sospetto che già domani sera sarò in ritardo. Che vuoi farci.
Ovviamente il fatto che stiano per cominciare gli esami fa avvicinare ogni giorno di più il momento in cui avrò un crollo nervoso per via dei complessi di inferiorità rispetto alle mosche da letame e altre amene creature, ma per ora tengo duro.
Sto leggendo come un maiale, anche se non me lo posso permettere, e continuo a fare tardi anche se la mattina dopo mi ostino a svegliarmi presto per mantenere una parvenza di produttività.
Sono ingrassata parecchio e non vedo l'ora di tornare a Roma e impormi un regime alimentare come si deve - qui non riesco a seguirlo perché ci sono troppe cose buone da mangiare. Voglio tornare a Roma anche per poter studiare da mattina a sera, cosa che qui non mi capita mai perché non sono capace di rifiutare gli inviti a uscire, a replicare spettacoli, a vedere persone e fare cose.
Ho disinstallato l'applicazione di facebook dal telefonino, ed è stata una delle mie migliori decisioni di sempre. Al momento sono ancora iscritta solo perché sono su un paio di gruppi utili per la vita quotidiana (e perché sono morbosamente attaccata alla conservazione dei ricordi e delle informazioni interessanti).
Non sto scrivendo né disegnando granché, sono tutte cose che spero di fare dopo gli esami per dedicare loro il giusto tempo, e ho sospeso anche la visione di serie tv a tempo indeterminato - anche perché riesco a seguirne soltanto pochissime ormai.
Per il resto, tengo duro. Adesso vado a riprendere il timone in mano, perché ho perso la rotta e ho pure l'acqua alle caviglie. Ci si vede quando posso.